Un centro aiuterà vittime e carnefici del cyberbullismo

Aprirà a ottobre al Fatebenefratelli di Milano

Paolo Picchio, padre di Carolina, morta a 14 anni, col Papa


Condividi
Scopri Top News
Pubblicato il 01/07/2016
Ultima modifica il 09/07/2016 alle ore 01:30
NOVARA

Nel nome di Carolina nascerà un centro per curare le vittime di cyberbullismo, proprio come la ragazza di Novara che non è riuscita a sopportare il peso di tutti gli insulti ricevuti sul web. La quattordicenne decise di farla finita lanciandosi dal balcone di casa la notte tra il 4 e il 5 gennaio 2013: «Le parole fanno più male delle botte», scrisse nella sua lettera d’addio. Quel messaggio è diventato uno slogan della battaglia ad un fenomeno denunciato dal 6% dei ragazzi, anche se il dato non tiene conto del mondo sommerso. Il 10 ottobre aprirà a Milano il primo centro nazionale per la prevenzione e il contrasto al cyberbullismo e ai fenomeni illegali della rete. Il progetto si basa su un protocollo d’intesa firmato dal ministero dell’Istruzione, dell'università e della Ricerca (Miur) e dall’azienda ospedaliera Fatebenefratelli. Ieri è arrivata anche la benedizione di Papa Francesco: il pontefice ha incontrato Luca Bernardo, direttore della Casa pediatrica dell’ospedale, e Paolo Picchio, il padre di Carolina che lotta per evitare tragedie simili a quella della figlia.

«Il santo padre è al passo con i tempi - racconta Picchio -. Ad aprile aveva detto che la felicità non è un’app che si scarica sul telefonino. Conosce il disagio adolescenziale e sa affrontare questo problema». Il Papa ha benedetto una foto di Carolina e il progetto del presidio che sarà intitolato alla giovane. La struttura si aggiungerà al reparto del Fatebenefratelli specializzato in contrasto al bullismo e al disagio adolescenziale che dal 2008 conta ogni anno 1.030 nuovi casi: il 72% sono legati proprio a prepotenze reali e virtuali, il resto ad altre abitudini «social» come lo scambio di messaggi, commenti e foto in piena notte (vamping) o la creazione di false identità per ingannare gli utenti (catfish).

«Ospitiamo pazienti da tutta Italia - spiega Bernardo -. In origine erano solo vittime, ma da qualche tempo coinvolgiamo anche i responsabili di questi comportamenti in percorsi di recupero. L’equipe di psicologi, psicoterapeuti ed esperti di informatica del nuovo centro dovrebbe curare ogni anno 2-3 mila persone. Sono dati impressionanti, ma questa purtroppo è la tendenza che verrà analizzata anche da un gruppo di esperti in statistica». Bernardo ne ha avuto la dimostrazione ad inizio anno, quando è stato lanciato un servizio telefonico per raccogliere le segnalazioni dei ragazzi presi di mira: in tre mesi sono arrivate più di 2 mila chiamate. «Saremo in contatto con i cts, i centri territoriali di supporto istituiti dagli uffici scolastici regionali - insiste il responsabile -.Così potremo raccogliere le richieste di intervento. Lo faremo anche su Internet e in rete con altri ospedali italiani. Il Miur ha previsto di stanziare dai 120 ai 140 mila euro annui».

In Parlamento si discute invece il disegno di legge presentato da Elena Ferrara, senatrice Pd di Oleggio e insegnante di Carolina alle medie. «Speriamo che l’incontro con il Papa serva per dare una scossa ulteriore - auspica Picchio -. Il Parlamento non deve mettersi a dormire: c'è una proposta che aspetta di essere approvata, altrimenti perdiamo un altro anno scolastico senza reagire come si deve». Il testo promuove attività di prevenzione negli istituti e percorsi di recupero anche per i responsabili delle violenze virtuali: non vuole reprimere, ma educare. «Il Papa è sensibile a questi temi e riconosce tutto il nostro lavoro - osserva Ferrara -. Approvare la legge e aprire una struttura specializzata significa dare risposte alle famiglie. La discussione alla Camera è in calendario a luglio. Speriamo che prima della pausa estiva, o all'immediata ripresa dei lavori, ci sia il tempo per la terza lettura definitiva».

Inserisci il tuo commento

home

home

I più letti del giorno

I più letti del giorno